La Bonne Chanson (Italia/Norvegia)

Sabato 18 aprile, ore 19.30

Ritratto di Gabriel Fauré

Ritratto di Gabriel Fauré

Mariella Lo Giudice, attrice
Nemi Bertagni, canto
Birgitte Stærnes, violino
Valentina Caiolo, violino
Roberta Bullace, viola
Elena Sciamarelli, violoncello
Davide Galaverna, contrabbasso
Martin Haug, chitarra
Ketty Teriaca, pianoforte

Mariella Lo Giudice inizia la sua carriera all’età di dieci anni al Teatro Stabile di Catania,affettuosamente seguita da maestri quali Turi Ferro, Ida Carrara, Umberto Spadaro, Ave Ninchi. Negli anni a venire interpreta ruoli sempre più impegnativi fino a incontrare Franco Enriquez che la dirige in Isabella comica gelosa di Ruzante e I viceré di De Roberto. Recita in Il villaggio Stephanchicovo di Dostoevskij per la regia di Fenoglio e in La scuola delle mogli di Molière regia di Quaglio. E’ diretta da Lamberto Puggelli in Casa La Gloria di Di Grado, Cavalleria rusticana di Verga, Il giardino dei ciliegi di Cecov e in Corruzione a palazzo di giustizia di Betti. E’ tra gli interpreti di La lupa di Verga regia di Pino Micol; Zaira diretta da Giancarlo Sbragia; L’uomo, la bestia e la virtù di Pirandello regia di Andrea Camilleri; Stelle del firmamento di Puig regia di Sandro Sequi; Sole di Manfridi regia di Walter Manfrè. L’incontro con Armando Pugliese ne Il segno verde di Rosso di San Secondo è determinante nella sua crescita professionale, confermandolo ne La pelle di Malaparte, Le città del mondo di Vittorini, Goldoni e le sue sedici commedie nuove di Ferrari. Recita in Il birraio di Preston di Camilleri per la regia di Giuseppe Di pasquale, in Retablo di Consolo e in Medea in diretta di Albini per la regia di Daniela Ardini. Recita in Molto rumore per nulla di Shakespeare diretto da Guglielmo Ferro e in Kirie di Chiti, regia di Federico Magnano. Ha recitato in Nuovo cinema Paradiso di Tornatore e Zuppa di pesce di Infascelli. Ma la sua vera e grande passione rimane il teatro; ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali, una “Venere d’argento”, un “Polifemo d’argento”, un “Premio Brancati”, una “Giara d’argento” e un “Premio Vittorini”, ma il vero premio, lei dice è continuare, sera dopo sera ad incontrare il suo pubblico tra le tavole di un palcoscenico.

Nemi Bertagni,  soprano, si è avvicinata alla musica sin da giovanissima studiando violino e pianoforte nella sua città natale, Siena, e diplomandosi poi in pianoforte al Conservatorio “G.B. Martini” di Bologna. Nel 1982 ha iniziato lo studio del canto con Dorotea Galli a Zurigo, frequentando poi l’Internationales Opernstudio diretto da Marc Belfort. Nel 1987 ha vinto una borsa di studio della Migros Genossenschaft-Bundes e ha debuttato in “Elisir d’amore” nel ruolo di Adina al Teatro di Aarau in Svizzera. Dal 1988 al 1992 è stata membro stabile della compagnia di canto del Teatro di Karlsruhe in Germania e in seguito ha cantato in altri importanti teatri a Dresda, Monaco, Norimberga, Mannheim, Darmstadt, Wiesbaden, Lucerna, interpretando fra gli altri i ruoli più virtuosi del repertorio lirico leggero come Regina della Notte, Konstanze, Zerbinetta, Musetta, oltre a ruoli del repertorio barocco e moderno. Svolge attività concertistica in Italia e all’estero. È docente di canto al Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria (RO).

Birgitte Stærnes, violinista norvegese, ha studiato con il prof. Isaac Shuldman. Sia il suo concerto di debutto che il diploma presso la Norwegian State Academy nel 1996 sono stati di altissimo livello, infatti Birgitte ha vinto il primo premio al Rotterdam International Violin Competition, allo Yamaha Prize for Strings (1992) ed ha ottenuto il riconoscimento dello State Scholarship (1998). Evidentemente Birgitte Staernes ha un grandissimo talento, in evidenza già nel suo primo CD, nel quale ha inciso opere di Christian Sinding, poiché questa pubblicazione le è valsa un vastissimo consenso da paete della critica specializzata. Nel 2002 ha inolte pubblicato un secondo CD da solista, registrando la musica del celebre chitarrista e compositore contemporaneo norvegese Terje Rypdal.

Valentina Caiolo inizia gli studi di violino presso l’Accademia Bossi di Como proseguendo poi al Conservatorio di Palermo, dove si diploma brillantemente nel 1992. Frequenta quindi il corso triennale tenuto a Fiesole dal M° N. Brainin e nel 1995/96 segue un corso di perfezionamento presso la Royal Academy di Londra con il M° E. Grunberg. Dal 1993 fa parte dell’Orchestra del Teatro Massimo “V. Bellini” di Catania, dove ha ricoperto anche ruoli di prima parte, e da diversi anni si dedica anche all’attività concertistica all’interno di varie formazioni cameristiche dal duo con pianoforte all’Euridice Piano Trio, fino a gruppi più ampi come l’Orchestra I Solisti dell’Accademia e I Solisti della Scala. Suona un violino Antonio Sgarbi del 1913.

Roberta Bullace, nata a Sesto S. Giovanni (MI), si è diplomata in viola presso il Conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria nel1994 sotto la guida del M° C. Santini. Ha proseguito gli studi con il M° A. Vismara, con il M° P. Cortese, con il M° R. Mallozzi e con il M° L. Ranieri. Ha partecipato a numerosi corsi solistici e di musica da camera in Italia e all’estero, vincendo nel 1998 il 1° premio al “Concorso di musica da camera” del Festival di Zumaia (Spagna). Ha svolto intensa attività concertistica in orchestre sia da camera, sia sinfoniche. Dal 1992 collabora con la “Philarmonia Mediterranea” di Cosenza con cui ha partecipato ha partecipato concerti ed incisioni per numerose case discografiche tra le quali Fonit Cetra e Bongiovanni. Dal 1995 collabora con l’Orchestra del Teatro “V. Emanuele” di Messina. Dal 1999 è Professore d’Orchestra con l’Orchestra del Teatro Massimo “V. Bellini” di Catania.

Elena Sciamarelli, dopo il diploma presso il Conservatorio “A. Boito” di Parma conseguito nel 1990, si è perfezionata con M. Maisky presso l’Accademia Chigiana di Siena, e con altri famosi maestri come C. Henkel, M. Flaksman e A. Nannoni. Nel 1992 ha conseguito il Diploma di Alto Perfezionamento con il M° D. Grosgurin presso il Conservatorio di Musica di Ginevra. Ha svolto attività concertistica prevalentemente in trio con pianoforte perfezionandosi in questa formazione con il M° Masi presso l’Accademia Musicale Fiorentina. Dal 1995 lavora stabilmente presso l’Orchestra del Teatro Massimo “V. Bellini” di Catania.

Ketty Teriaca si è diplomata in pianoforte nel 1990 e ha completato la propria formazione musicale laureandosi in Lettere ad indirizzo musicale al DAMS di Bologna. In seguito ha frequentato i Corsi tenuti dai Maestri Vincenzo Balzani, Bruno Canino, Evelinde Trenkner, Eliodoro Sollima e Pier Narciso Masi. Ha vinto numerosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali, soprattutto nella formazione di duo pianistico. Si è esibita con successo presso molte istituzioni concertistiche e festival di musica da camera italiani ed esteri. E’ docente presso il Conservatorio statale di Musica “V. Bellini” di Palermo.

Martin Haug, chitarrista norvegese, ha studiato con il prof. Erik Stenstadvold presso la Norwegian State Academy of Music. Nel 1979 egli ha conseguito brillantemente il diploma in chitarra e già nel 1980 ha incominciato la sua carriera di concertista da solista, ottenendo sempre grandi riscontri. Da allora ha tenuto concerti in tutta Europa, Asia, Sud America e Stati Uniti. Con il musicista Erik Stenstadvold Martin Haug ha realizzato due CD distribuiti a livello internazionale, il primo dei quali è stato giudicato ”Disco dell’anno” dalla celebre rivista italiana ”Il Fronimo”. Martin Haug ha inoltre conseguito il riconoscimento dello State Scholarship che lo abilita all’insegnamento di chitarra.

Davide Galaverna si diploma in contrabbasso presso il Conservatorio di Musica “A. Boito” di Parma, perfezionandosi con i Maestri G. Karr e W. Guttler e con Franco Petracchi all’Accademia Chigiana. Dal 1991 al 1996 collabora con le orchestre de “I Pomeriggi Musicali” di Milano, l’Orchestra dell’Arena di Verona, l’Orchestra della Svizzera Italiana di Lugano, e in qualità di Primo Contrabbasso, con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo. Parallelamente affianca lo studio della fisarmonica, ottenendo il Terzo Premio al Concorso Internazionale Città di Vercelli (1990) e il Terzo Premio al Concorso Internazionale di musica da camera Città di Castell’Arquato (1988). Collabora con “I Solisti Veneti” e con l’Orchestra da Camera Italiana diretta da Salvatore Accardo. Docente presso le “Settimane Musicali” di Montedoro dal 1998 è Primo Contrabbasso presso l’Orchestra del Teatro Massimo V. Bellini di Catania.

Programma

F. de Fossa (1775-1849)

Trio Concertante per chitarra, violino e violoncello, op. 18, n. 2

Allegro

Adagio

Minuetto Allegretto-Trio

Finale (Allegro)

G. Fauré (1845-1924)
La Bonne Chanson per canto, quartetto d’archi, pianoforte e contrabbasso

Une Sainte en son auréole

Puisque l’aube grandit

La lune blanche luit dans les bois

J’allais par des chemins perfides

J’ai presque peur, en vérité

Avant que tu ne t’en ailles

Donc, ce sera par un clair jour d’été

N’est-ce pas?

L’hiver a cessé


Note critiche

Il  Trio Concertante per chitarra, violino e violoncello di François de Fossa è musica che proviene da un’altra epoca. Se Paganini può a ragione essere considerato il virtuoso romantico del suo tempo, forse il più grande violinista di tutti i tempi, de Fossa visse invece una vita ben più anonima, sia come compositore, sia come chitarrista che come diplomatico militare. Nonostante infatti fosse comunque un brillante esecutore, egli non riuscì mai ad essere un musicista di professione. Come numerosi suoi contemporanei e sconosciuti ma pur validi sui colleghi, egli trascorse una vita da impiegato nella amministrazione dell’esercito. Anche se i suoi trii furono pubblicato nel 1825, essi non risultano romantici né nello stile né nella forma. Le influenze di Haydn e Boccherini sono evidenti sia nella forma che nella espressione, nonostante de Fossa rivendicò di essere un compositore moderno per il suo tempo.

Dal punto di vista fonetico ed esecutivo il Trio Concertante, op. 18, n. 2 presenta diverse difficoltà dovute alla diversità di timbrica fra violoncello e chitarra. Il violino qui si assume ovviamente il ruolo principale, mentre il violoncello spazia tra la funzione di accompagnamento e di basso o come in alcuni passaggi, da solista, acquistando quindi pari dignità rispetto allo stesso violino. La chitarra funge quasi sempre da accompagnamento con accordi, ma non mancano sporadiche digressioni solistiche che ne rendono piacevole e accattivante la presenza.

L’Allegro iniziale è un capolavoro di composizione, con parti strumentali strettamente intrecciate e nelle quali l’obiettivo musicale si sposta repentinamente. La chitarra qui ha un ruolo importante. Il meraviglioso Adagio ha una idea melodica molto minimale, sviluppata con intelligenza grazie all’ostinato dell’accompagnamento. Nel veloce Minuetto la chitarra sostiene la parte solista, contrastando nello stile l’albore di espressività romantica contenuta nell’Adagio precedente. Il Finale ha un tempo veloce con il violino impegnato in alcuni passaggi virtuosistici, mentre il violoncello e la chitarra emergono a sprazzi come in una sfida tra loro.

La Bonne Chanson è una raccolta di poesie scritte da Paul Verlaine tra l’inverno del 1869 e la primavera del 1870. Vi appartengono ventuno poesie, indirizzate principalmente a Mathilde Mauté, la sua futura moglie. Esse sono la chiara rappresentazione dell’amore attraverso un utilizzo molto diretto dei termini ed alcuni riferimenti alla natura. Le poesie sono permeate di gioia trionfante e felicità, tenerezza ed esaltazione. Sfortunatamente l’idillio coniugale non durò a lungo, poiché la donna lo lasciò quando egli fu arrestato a seguito del tentato omicidio dell’amico Arthur Rimbaud.
Gabriel Fauré con La Bonne Chanson arrangiò nove di queste poesie per raccontare una storia, ed usò temi musicali ricorrenti per creare un “ciclo”. Inoltre, per un criterio di fedeltà al ciclo della narrazione, rimosse dalle poesie scelte tutte le descrizioni dirette della donna e tutte le asserzioni naturalistiche.
L’opera nasce originariamente per pianoforte e voce, e di questa versione sono presenti molte edizioni. Tuttavia lo stesso Fauré ne trascrisse anche una versione per voce, quartetto d’archi, pianoforte e contrabbasso. Il messaggio di Fauré qui è tutto intimistico, scaturisce dall’interiore e tende verso la purezza dell’idea musicale. Ciò lo porta a non ricercare i grandi effetti, a volte molto apprezzati nella sua epoca, come le audaci orchestrazioni di Wagner, di Debussy o ancora di Stravinsky. Se la musica di Fauré non esclude accenti romantici e violenze passeggere, questo aspetto “interiore” della sua musica si è accentuato con l’età, specialmente nelle sue opere più tarde, che ci danno testimonianza d’un “ascetismo” musicale che ha disorientato ai suoi tempi e anche oggi i suoi fautori come i suoi detrattori.
Nonostante molti compositori abbiamo spesso musicato poesie di Verlaine, ancora oggi La Bonne Chanson di Gabriel Fauré rimane l’episodio più riuscito, ove il connubio fra le due arti, poesia e musica, raggiunge le vette più elevate.