Domenica 12 aprile – Concerto di Pasqua, ore 19.30
Palazzo della Cultura (Cortile Platamone), via Museo Biscari 5

I Cantori di Orfeo
GRUPPO POLIFONICO VOCALE “I CANTORI DI ORFEO”
Soprani – Marcella Ivana Stringi, Maria Trentuno
Contralto – Rosa Maria Chiarello
Tenori – Angelo Pio Leonardi, Lorenzo Pellerino
Basso – Alfonso Morreale
I Cantori d’Orfeo sono un gruppo costituito a Caltanissetta nell’anno 2003 nato per entusiastica iniziativa di alcuni cultori del canto polifonico col proposito di diffondere un impegnato repertorio di indiscusso valore artistico.
Il gruppo vocale è formato per la maggior parte da cantanti lirici e da strumentisti che posseggono una specifica conoscenza della polifonia classica.
Attualmente formato da sei elementi suddivisi in quattro sezioni vocali: soprani contralti tenori bassi, il gruppo interpreta un repertorio che spazia dall’elaborazioni polifoniche di antiche sequenze gregoriane, alle composizioni di autori moderni e contemporanei.
Nel Dicembre 2004 i Cantori d’Orfeo hanno vinto il primo premio assoluto – sez. musica d’insieme – al concorso europeo “Città di Campobello di Licata” e nel Giugno 2005 il primo premio assoluto al concorso “Alfio Pulvirenti” di Comiso.
Impegnati nella riscoperta del repertorio madrigalistico siciliano dei secoli XVI e XVII, i Cantori hanno inciso, nell’anno 2006, per la casa discografica “Tactus” un Compact Disc con le opere di Giandomenico Martoretta, polifonista calabrese operante a Caltanissetta alla corte dei principi Moncada.
Programma
“Cantori alla corte dei Moncada”
G. Martoretta
Chiome d’argento fino, irte et attorte
Se far potessi quel che far non posso
Fere et augelli e pesci il cantar noto
La bella donna che lu pettu m’ardi
O steluccia d’amor
P. Vinci
Sappi, signor, che Lidia son io
A. il Verso
L’aurate chiome o Ninfa
A. Formica
Quel si ben nato fiore
T. Giglio
Che soave concento
Note critiche (a cura di Maria Felicita Fichera)
Pietro Vinci fu una delle personalità più note della Scuola Polifonica Siciliana. Nato a Nicosia, lasciò presto la Sicilia, come si evince dalla dedica del suo I libro di madrigali, per recarsi prima in Toscana, poi in Lombardia, a Parma e quindi a Bergamo per la direzione della Cappella di Santa Maria Maggiore, dove rimase per dodici anni. Nel 1581 ritorna nella città natale della cui Cattedrale fu maestro di cappella.
Apprezzato da importanti musicografi dell’epoca, come V. Galilei e P. Cerone, lo stile di Vinci si colloca nella fase del perfetto equilibrio e suprema conciliazione tra l’impianto polifonico e la singola linea melodica. Mostra predilezione per i versi del Petrarca e, partendo da Cipriano De Rore, compositore fiammingo protagonista della prima stagione del madrigale del XVI sec., costruisce i suoi brani sul modello rinascimentale più classico. La sua musica rivela un’indeterminatezza tonale che gravita ancora nell’orbita della modalità. Le sue Messe ed alcuni mottetti, che sono costruiti su cantus firmus o su monodie profane preesistenti, offrono esempi di pseudo-monodie, semplificazione estrema dello stile madrigalistico ed anticipazione del gusto di fine secolo.
Allievo di Pietro Vinci, Antonio il Verso operò a Venezia, poi a Palermo, dove nel 1608 insegnava al Convento di S. Domenico. Ebbe tra i suoi allievi G.B.Calì e F.A. Formica. E’ l’esponente più qualificato del manierismo siciliano. Nei Madrigali e nei Ricercari reimpiega testi e musiche del suo maestro, lasciandone intatti la struttura generale, la scelta della chiavi e il modo, e riutilizzando i soggetti che sottopone al massimo della deformazione possibile. I testi preferiti sono quelli dei grandi poeti come Tasso, Marino, Guarini, autori dal linguaggio foneticamete suggestivo. Antonio il Verso li sceglie proprio per poter realizzare sonoramente quella “soave armonia”, dosando sapientemente gli artifici contrappuntistici e una certa discorsività melodica.
Nel 1548 Giandomenico Martoretta dedica il suo primo libro di Madrigali ad Antonio Moncada, Conte di Caltanissetta. Affascinato dapprima dal fiammingo Arcadelt, assimila con facilità anche la lezione di Rore, sfruttando appieno la varietà dei registri e l’orchestrazione vocale. Inoltre, l’utilizzo di una molteplicità delle forme metriche dei testi poetici rivela una personale predilezione per le ottave del Furioso o per altre ad esso in qualche modo legate.